. Satanath Records

Reviews: 034GD

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It may be wise to hyperventilate before listening to the song we’re premiering today, to enrich your blood with oxygen now rather than be caught gasping before you get to the end, because “Trascedental Will” is a no holds-barred, full-throttle adrenaline rush from start to finish.

 

The track comes from Son of No God, the second album by the Italian black metal band Acheronte, which will be jointly released on December 11th by GrimmDistribution (Ukraine) and The Triad Rec (Italy).

 

This new album is divided into two parts — “The Antichrist” and “The Apostasy”, and “Trascedental Will” is the fourth of the six tracks.

 

Acheronte explode without warning as soon as the track begins, combining an absolutely riveting, hyper-fast assault by new drummer Bestia, A. T. La Morte‘s deep, roiling bass tones, and guitarist Phobos‘ high, writhing guitar frenzies. The music is driven to an even more mad and murderous plane by vocalist Lord Baal‘s livid, mind-mangling howls, wild agonized shrieking, and blood-curdling growls.

 

Fanfare-like blasts of imperious chords give the song an atmosphere of malignant majesty, and darting, fire-bright arpeggios make the music even more head-spinning as the band relentlessly surge ahead. For a track that’s nearly 7 1/2 minutes long, you might expect some kind of breathing room at some point, but Acheronte give no quarter — the song is a non-stop breathless race — so take your breaths now.

 

 

 

Son of No God is recommended for fans of ferocious ’90s black metal in the vein of Marduk, Tsjuder, and early Mayhem. It will be released in a jewel-case CD edition limited to 500 copies, with a 12-page booklet.

 

https://www.nocleansinging.com/2018/12/04/an-ncs-premiere-acheronte-trascendental-will

 

Aspettavo di dare un buon ascolto a questo nuovo capitolo della saga Acheronte, progetto nazionale attivo dal 2010 che ha portato con questo "Son Of No God" un vero e proprio macigno al pubblico black metal in Italia ed all'estero, grazie alla collaborazione di Grimm Records e la neonata The Triad Records.

Ci son moltissimi punti a favore di questo lavoro ed alcuni aspetti che potrebbero senza ombra di dubbio esser migliorati. Tuttavia, inizio a dire sin da subito che questo é un disco da promuovere a pieni voti. La parte iniziale dell'album offre secondo me il lato migliore della band con piú variazioni sul tema e, specialmente nell'opener, una sessione piú lenta che da spazio a potenziali e futuri miglioramenti sul lato atmosferico, mentre la violenza gioca forza sull'intero lavoro. Un riffing canonico e tirato ma vario e capace di mutare tra partiture black e tendenti al death/thrash, con un drumming martellante e preciso ad accompagnare il tutto, son i pilastri su cui si erge una prestazione vocale sopra le righe, vero e proprio passo in avanti rispetto alla media nel genere, che rende il tutto decisamente malvagio ed interessante. L'espressivitá del cantante é infatti un qualcosa che non si ascolta spesso e mi é particolarmente piaciuto il modo in cui le voci son state distribuite sull'intero LP senza tuttavia perdere il tiro o perdersi in soluzioni poco convincenti. Uno strumento che purtroppo non é messo in risalto tecnicamente ed a livello di suoni é il basso. Questo si perde sovente tra cassa e chitarra e funge da riempimento non dimostrandosi un vero e proprio protagonista come le altre parti coinvolte riescon invece ad essere. Non un male ma se tanto mi da tanto avrei preferito una partecipazione maggiore e che potesse andare oltre il classicismo della proposta.

Ci son dei frangenti in cui il riffing sembra prolisso ("Babylon Bloody Hammer" viene alla mente sopra tutti i brani) ed effettivamente su brani mediamente lunghi alcuni momenti sarebbero potuti esser stati smorzati per cercare conclusioni piuttosto che aperture. Tuttavia, questo é un punto che in tanti invece apprezzeranno e che fa comunque parte di quel modo di intendere un genere come il black metal.

Non esiston highlights veri e propri dato che il disco in se funziona magistralmente come un blocco unico quanto i brani a se stanti potrebbero individualmente rappresentare la potenza del progetto senza timore alcuno! Gli Acheronte dimostrano con questo disco di avare raggiunto una maturitá compositiva totale e da quí in poi le cose potranno solo migliorare!

 

http://allaroundmetal.com/component/content/article/26-releases/5806-acheronte,-un-disco-black-metal-da-supportare

 

 

Acheronte  are  a  band  from  Italy  that  has  had  music  reviewed  before  in  this  zine  and  plays  a  very  raw  and  blasphemous  form  of  black  metal  and  this  is  a  review  of  their  2018  album  "Sun  Of  No  God"  which  was  released  as  a  joint  effort  between  Grimm  Distribution  and  The  Triad  Rec.

 

  A  very  fast  and  raw  sound  starts  off  the  album  which  also  uses  a  great  amount  of  tremolo  picking  and  blast  beats  while  most  of  the  tracks  are  very  long  and  epic  in  length  along  with  the  vocals  being  mostly  grim  sounding  black  metal  screams  along  with  the  songs  also  bringing  in  a  great  mixture  of  slow, mid  paced  and  fast  parts.

 

  Clean  playing  can  also  be  heard  in  certain  sections  of  the  recording  while  the  vocals  also  get  deeper  on  some  of  the  later  tracks  along  with  the  riffs  also  utilizing  more  melody  on  some  of  the  later  tracks  as  well  as  most  of the  music  sticking  to  a  chaotic  style  and  mixing  in  both  modern  and  old  school  influences  and  as  the  album  progresses  a  brief  use  of  spoken  word  parts  can  also  be  heard.

 

  On  this  recording  Acheronte  creates  a  very  fast,  aggressive  and  blasphemous  style  of  black  metal,  the  production  sounds  very  professional  while  the  lyrics  cover  Anti  Christianity,  Evil  and  Death  themes.

 

  In  my  opinion  this  is  another  great  sounding  recording  from  Acheronte  and  if  you  are  a  fan  of  fast,  aggressive  and  blasphemous  black  metal,  you  should  check  out  this  album. 

 

http://occultblackmetalzine.blogspot.com/2019/01/acheronteson-of-no-godgrimm.html

 

L’italianissima band degli Acheronte, nata a San Benedetto del Tronto nel 2010, dopo essersi messa alla prova con un demo, un EP, due split e un concept album, si rimette in discussione con questo Son Of No God.

Titolo e track list lasciano ben pochi dubbi sul contenuto: 6 tracce di black metal veloce, caotico, blasfemo che piacerà ai fan dei primi lavori di Dark Funeral e Impaled Nazarene. Il suono del disco, di cui va riconosciuta la bontà della produzione, pur mantenendosi veloce e grezzo al punto giusto, concede un po’ di respiro, con qualche sezione più melodica e pulita, solo nell’ultima parte. Anche il cantato si mantiene fedele ai dettami più profondi e puri del genere.

 

L’impatto complessivo, soprattutto grazie alla già citata bontà della produzione, è buono. La title track è, a detta di chi scrive, l’episodio più riuscito di questo Son Of No God che, sia ben chiaro, non ha la pretesa di voler inventare o rivoluzionare nulla ma potrà piacere agli appassionati del black metal più puro e aggressivo.

 

http://www.relics-controsuoni.com/2019/01/acheronte-son-of-no-god-grimm-distribution-satanath-records-the-triad-rec-2018-di-alessandro-magister.html

 

La vita è strana. Si cambia e quasi non ce ne rendiamo conto. Quando uscì Ancient Furies lo ascoltai e mi chiesi cosa cazzo ci fosse di bello negli Acheronte. A distanza di tre anni l’ho ripreso e ho capito che mi piaceva esattamente TUTTO il disco, dall’inizio alla fine. È divertente constatare poi la soggettività delle recensioni: ad esempio la bocciatura di Aristocrazia Webzine, che lo definì “una specie di album registrato in presa diretta, sporco e abrasivo”, per me è un grosso endorsement. Insomma, i ragazzi marchigiani sono arrivati a fine 2018 al loro secondo album. Se già Ancient Furies era un gran bel modo di trascorrere trentasette minuti immersi nel black metal di Mayhem, Marduk e 1349, ma con dosaggi di violenza ancora più elevati, Son of No God (coprodotto con THe Triad Rec.) riesce a migliorarsi. Il merito è anche del nuovo batterista, quel Bestia già ascoltato negli Infernal Angels. Vi siete lamentati sulla eccessiva velocità e scarsa atmosfera, come se poi tutti i dischi black dovessero necessariamente avere rallentamenti. Ebbene, la nuova opera degli Acheronte si dimostra più varia, pur rimanendo un ammirevole esempio di metal estremo che non pensa a cazzatelle di contorno o compromessi. Fate attenzione alle chitarre, ben più taglienti di quelle sporche (e dal mio punto di vista dannatamente affascinanti) di Ancient Furies. Ho notato una notevole crescita anche nelle parti vocali. Peccato averlo ascoltato tardi: Son of No God avrebbe meritato un posto tra i migliori dischi black italiani del 2018. Se volete saperne di più vi lascio il link dell’intervista, fresca fresca.

 

https://blogthrower.wordpress.com/2019/03/01/uno-sguardo-su-grimm-distribution-necrospell-feed-them-death-acheronte-invocation-of-death/

 

Gli italiani Acheronte sfornano con “Son Of No God” un disco oscuro sin dal nome e davvero molto tirato. Il lavoro è letteralmente una furia sonora, una bestia imbizzarrita a briglie sciolte che macina riff veloci su strutture ritmiche da perderci il respiro. Watain soprattutto, ma dalle sonorità decisamente più thrasheggianti, un cantato che più black non si può. Mi sono venuti in mente pure i francesi Antaeus in fase di ascolto, se non altro per la furia cieca che guida i nostri su tracce mediamente piuttosto articolate e lunghe per la cattiveria proposta. I riff si rincorrono che è un piacere e la cosa che più colpisce è che le linee melodiche si imprimono subito sull’ascoltatore e ci restano con la facilità che solo i classici hanno. Un disco che è insieme sorpresa e conferma di una bellissima realtà sonora estrema tricolore. Una copertina stupenda fa da cornice ad un lavoro maturo e completo che non sfigurerebbe di fianco a nomi del calibro di quelli nominati prima.

 

http://www.metalhead.it/?p=154466

 

VERDIKT: Acheronte hrají, jak nejlíp umí, a ačkoliv jim můžeme přilepit štítek z padesáti procentní jakostí, budeme vědět, že blíže mají nahoru než dolů.

Celkem tápu v paměti a nemohu v ní najít čistokrevnou blackmetalovou kapelu pocházející z Itálie. Napadají mě mnohé, ale většina k sobě krom blacku navazuje i nitky jiných žánrů. Většinou jde o velmi zajímavá jména, ale o těch nyní nebude řeč. Podíváme se totiž na nahrávku Son Of No God od kapely Acheronte hrající právě ryzí black.

 

 

 

V prostoru šesti skladeb autoři vypouštějí rozličné šelmy skrze typické blackmetalové tóny. Slůvko šelmy neuvádím náhodně, jelikož tím míním návaznost na obal nahrávky. Ten se graficky jeví jako dobře zvládnutá práce, ale výjev se mi moc nelíbí. Nějak nerozumím okřídleným kočkovitým šelmám, které cení zuby a pouštějí hrůzu, aby snad zachvátily strachem svého protivníka. Snad tím nepřítelem nebude sám posluchač, ačkoliv jistá pojítka tu cítím rovněž. Nesedí mi totiž zpěv. Na jednu stranu zde hučí tajuplný murmur a na druhou zas growl, který mi zpočátku vyloženě lezl na nervy. Ale jak už to tak někdy bývá, člověk si zvykne snad na cokoliv. Takže fungovat se s tím rozhodně dá.

 

 

 

Bez nějakého většího upozorňování se deska rozjede a svůj kolos zastaví až v samotném závěru. Do té doby se žene, jak nejlíp umí, a v nastoleném tempu nepoleví a nepoleví. Marně se chytáte za záchranou brzdu, marně prosíte o vteřiny volnějšího ducha. Marně. Všechno jede a sviští, jak se na správný syrový black sluší a patří. Však nejsme na borůvkách. Jenže tady chybí chytlavost, nějaký nápad, skvělá melodie, prostě něco, co by dokázalo donutit k opětovné reprodukci. Když album dohraje, jste svým způsobem rádi a poohlížíte se po něčem jiném, odlišném, ale rozhodně ne po podobném blacku. Je to škoda, ale na druhou stranu to není žádná tragédie ze starověku. Zkrátka a dobře zdravý průměr.

 

 

 

 

 

 

 

Z klasického a poměrně zaměnitelného způsobu prezentace tolik kontroverzního žánru občas vykoukne i nějaká ta ratolest světlých zítřků. Kupříkladu hned titulní skladba od samého kraje vypustí velice poutavý motiv. Na mysli mám kytarové vyhrávky a stěžejní linky, kterými se píseň může pochlubit. Pokud bylo album pojmenované právě po této zjevně nejlepší skladbě, pak se není čemu divit. Zbytek se mi velmi snadno slévá v jeden celek a rozplývá s ostatními jinde slyšenými black metaly. Na druhou stranu právě vokál dodává skupině na jisté ojedinělosti. Ačkoliv nemusí být plně stravitelný, je jasné, že jde o charakteristický a rozpoznávací element.

 

 

 

Velmi rád bych vypíchl další zajímavé momenty a rovněž bych rád upozornil i na neduhy a konkrétní špatné kroky, jenže to jaksi nejde. Z jednoho prostého důvodu – kapela se až příliš skálopevně drží jistého skladatelského kopyta, které pak aplikuje téměř všude, jen s drobnými obměnami. Díky tomu se celek snadno slije a zpřehází. Možná by neuškodila trocha experimentu nebo občasné zvolnění, zkrátka nějaká ta hra s atmosférou. I tak ale kapele nemůžeme upřít kvalitní hráčský um, jasné cílení a nekompromisní směr jejího konání. Jsou to Acheronte a hrají, jak nejlíp umí, a ačkoliv jim můžeme přilepit štítek z padesáti procentní jakostí, budeme vědět, že blíže mají nahoru než dolů.

 

http://www.echoes-zine.cz/recenze/acheronte-son-of-no-god

 

 

This new album from these Italian blasphemers is a marked improvement over their previous one. Son of No God offers six songs that represent a whirlwind of hellish Black Metal havoc which calls to mind bands like Marduk, Mayhem, Impaled Nazarene, and Immortal in particular.

 

Much like their last one, this album is stuffed with piercing, aggressive, mercilessly fast riffs, the crazy and nearly militaristic drumming of Marco Dal Pastro (aka Bestia), and the deranged, out of this world vocals of Luigi Biondi (a.k.a Phobos). In other words, it's a little over 45 minutes of nonstop mayhem that takes no prisoners while it forcibly gets under your skin and leaves you breathless.

 

There's only one gear in Acheronte's blasphemous vehicle, and it's a murderous and blindingly fast one at that. Are you ready for this? I doubt it.

 

https://www.metalcrypt.com/pages/review.php?revid=11193

 

O nosso primeiro contacto com estes italianos foi precisamente com este “Son Of No God” e posso dizer que foi um bom impacto que este álbum lançado no final do ano passado teve. Black metal bruto, vitaminado cheio de esteroides mas com as belas das melodias em tremolo picking que resultam sempre bem, quando usadas de forma inteligente. E apesar de serem violentos, também não são estranhos às dinâmicas, fazendo com que os temas mais longos (a grande maioria) resultem bem e que o álbum, como um todo, não seja aborrecido. Boa surpresa.

 

http://worldofmetalmag.com/

 

As soon as I saw the CD cover of Acheronte’s “Son of No God” I fell in love with it. Angry animals such as a lion, a tiger, and a bear (“Oh my!”) and a weird dark monster all ferociously inside a pentagram while a book burns over a black sea!  The book is probably The Bible in this case. While interviewing guitarist Phobos he said “Son of No God is a manifest against Christianity”.  Obviously I was unprepared for the most violent, most vile piece of music I ever heard coming from Italy, San Benedetto del Tronto to be precise.  Fast paced, harsh and melodically punishing the ears of its listeners. 

 

At times very repetitive but always technically performed to the 1/32nd of a beat with vocals transcending into the most aggressive that I can compare only to Marduk.  Opening with the 7-minute song ‘’Heralds of Antichrist’’ you can be sure that the vibe here is close enough to Hell.  

 

This album was released on December 11th, 2018 and features 6 songs for over 46 minutes of mental mayhem.  Drums are performed Bestia, bass is A.T. La Morte and vocals are by Lord Baal.

 

Introduced to metal at an early age with Iron Maiden and Motörhead, guitarist Phobos has over 12 years of craftsmanship  under his belt. Using only the best guitar gear while playing live in Italy or Switzerland he uses Jackson guitars, Jackson head/cabinet amplifiers and Dominator distortion effect pedals. Make sure to check Youtube for their live performances. In most of their  videos recorded live they wear the classic black and white makeup similar to classic dark evil black metal acts; in one word, scary!

 

 

 

Although I was unable to get the lyrics from the band, Phobos claims that the lyrics included in the CD booklet are about all the negativity of Christianity or about all shapes of evil.  This is a reminder of what all black metal bands are thriving for, the ultimate evil, but somehow Acheronte seems to me to be more serious about it.  Sort of like the story of the band Mayhem when Varg was the real deal and Euronymous was all talk.  Well Acheronte are the real deal! As we end the album with “Fall of Perfection”, the sound draws influences from Marduk and Mayhem but again the sound production is quality and modernity is felt through the drum precision, guitar picking accuracy and infernally screaming vocals. At times you can almost feel as if Lord Baal is being violated through painful beatings. This is definitely not for everyone! Hopefully it will remain throughout history as a significant true Italian black metal record!

 

https://www.viaomega.com/articles/acheronte-review

 

De Italiaanse blackmetalband Acheronte ontstond in 2010 en manifesteert zich als anti-christen tot satanisch. Dat bleek al uit zijn debuut 'Ancient Fures' (2016). Voorheen had de band enkele splitalbums uitgebracht: 'The Last Prayer' met Khephra en Black Faith en 'Eternal Evil' met Noctifer, Hate Them All en Arma Christi in 2013, en de EP 'Genesis of Evil'. Begane Satanische wegen worden verder bewandeld op het eind 2018 uitgekomen 'Son Of No God'.

“Heralds Of Antichrist” is alvast een zeven minuten lange mokerslag in het gezicht, met een vuurkracht vergelijkbaar met een allesverwoestende orkaanuitbarsting, of het geroffel van oorverdovende donderslagen bij klaarlichte hemel. Prompt zwaait die poort van de Hel met een oerknal open, en zijn we vertrokken voor een trip waar duivelsaanbidders zich het meeste thuis voelen. Ook “Babylon Unholy Hammer” en “Son Of No God” zijn lang uitgesponnen aardverschuivingen die ervoor zorgen dat de vuurtongen van diezelfde Hel als een hete lava over het land stroomt tot geen enkel huis of tuin nog overeind staat, laat staan je ziel. Agressieve riffs, die genadeloos door je lijf klieven als een botte bijl. Militaristische aanvoelende drumpartijen, die klinken alsof je hersenpan circa 45 minuten lang wordt ingeslagen. En een stem die klinkt alsof de zanger van dienst compleet waanzinnig is geworden en u als aanhoorder eveneens tot diezelfde waanzin drijft vormen de rode draad doorheen deze typische blackmetalschijf. Bij afsluiter “Fall Of Perfection” wordt dit door middel van een meer dan twaalf minuten lange wervelstorm van de donkerste soort nog maar eens in de verf gezet.

Dat Acheronte weinig of niets toevoegt aan zijn ondertussen gekende geluid, stoort niet. Want de band slaagt ook anno 2018/2019 nog steeds in zijn opzet. Het doen ontstaan van een Helse chaos, waardoor satanische wezens het via apocalyptische taferelen hier prompt kunnen overnemen. Dat is het soort black metal, met knipoog naar satanische occulte inbreng, dat ons steeds opnieuw over die duistere streep trekt.

Kortom, 'Son Of No God' is gewoon weer een geweldig sterk klinkende plaat voor fans van het snelle, agressieve en blasfemische soort blackmetal. Aan de doorsnee liefhebber van dit genre? Aanschaffen die handel dus, u zult niet worden ontgoocheld.

 

http://www.musiczine.net/nl/cd-reviews/item/74619-son-of-no-god

 

Secondo full-length per i marchigiani Acheronte, band che si ispira alla mitologia greca e romana, e che propone un black metal che potrebbe ricordare, guardando all'Italia, qualcosa degli Handful Of Hate, mentre sul versante estero non sono poche le similitudini coi primi Marduk. Tutto questo fa pensare ad una proposta senza troppi fronzoli ed orpelli, ed è proprio così che si presenta "Son Of No God", ovvero come un prodotto di brutale black metal, feroce e maligno.

 

Baciato da una produzione molto buona che permette di distinguere molto bene l'operato di tutti i musicisti, questi sei brani vi avvolgeranno in un clima di odio che non lascia prigionieri. Sei tracce dalla durata media abbastanza consistente, che infatti si spalmano su circa quarantacinque minuti di musica, che mettono in mostra i chiari intenti distruttivi dei Nostri. Implacabile e lanciatissima la batteria di Bestia, che a quanto pare ama molto il blast-beat e  le rullate fulminee, ed offre una prova che valorizza i riff del chitarrista Phobos, mentre la voce di Lord Baal è efferata come non mai. Un po' penalizzato appare il basso, in tutto questo olocausto sonoro, ma in fondo è una cosa abbastanza usuale in un genere tirato come quello proposto dagli Acheronte, quindi ci può anche stare.

 

Tutto questo però non deve far pensare ad una proposta solamente monolitica e monotona, perchè la band sa quando mettere le giuste ripartenze dopo stacchi improvvisi e repentini. Ciò viene ripercorso ma anche messo parzialmente in discussione nell'ultimo episodio del platter, "Fall of Perfection", che si esprime in dodici minuti circa di riff circolari e accelerazioni incredibili. Aleggia anche lo spettro di certi Mayhem in questa canzone, oscura e più ripetitiva delle altre, ma sarebbe meglio dire ipnotica, per via dei suoi tempi più cadenzati, ben supportati dal drumming fantasioso di Bestia.

Ogni blackster più oltranzista dovrebbe dare una possibilità a questa band, che si propone agguerrita, convinta e ben preparata. Non vi è traccia di innovazione in questo lavoro, ma ciò che viene proposto è dannatamente convincente.

 

http://www.heavymetalmaniac.it/2019/05/acheronte-son-of-no-god-recensione.html

 

Per chi ha fretta:

Provenienti dalla piccola ma vitale scena marchigiana, gli Acheronte sono un gruppo di buona qualità, come dimostra il secondo disco Son of No God (2018). Il suo black metal è molto classico, ma la band riesce lo stesso a non suonare troppo banale, grazie ad alcuni influssi death e a strutture complesse ma ben costruite. Purtroppo, ogni tanto i marchigiani tendono anche a essere un po’ omogenei e ridondanti, con diversi elementi che si ripetono e tendono a far smarrire l’album. È una pecca che conta, ma non troppo, in una scaletta un po’ ondivaga ma la cui qualità viene ritirata su da piccoli gioielli come la ferocissima opener Heralds  of Antichrist, l’alienante Trascendental Will e la lunga e tortuosa closer-track Fall of Perfection. Sommando pregi e difetti, Son of No God si rivela un disco non eccezionale ma di buona qualità: di sicuro può far gola ai fan del black metal classico.

 

La recensione completa:

Come ho già detto più volte nei tanti anni di Heavy Metal Heaven, le Marche non sono da sottovalutare se si parla di metal, in special modo di quello estremo. La scena della mia regione sarà anche piccola, specie in proporzione a quelle più ampie d’Italia, ma sono presenti alcune eccellenze, circondate da un piccolo stuolo di seconde linee che però spesso sono almeno di buon livello. A quest’ultima categoria appartengono gli Acheronte da San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno): si tratta di un gruppo valido, come dimostra Son of No God, uscito lo scorso 11 dicembre grazie a The Triad Records e GrimmDistribution. Secondo album di una carriera che va avanti dal 2010, è un disco di ottimo impatto, nonostante il genere poco originale: parliamo di un black metal della categoria più classica, con tutti i crismi del genere. Gli Acheronte però fanno un buon lavoro per evitare che suoni banale o di maniera, integrando in Son of No God elementi death e soprattutto creando strutture mai banali. Quest’ultima caratteristica è vincente e dà una marcia in più ai marchigiani: ogni tanto nei pezzi c’è qualche scalino, ma di solito le varie parti sono unite alla grande, grazie anche all’ottimo livello tecnico del gruppo – non scontato, nel loro genere. È un punto di forza per la musica degli Acheronte, ma Son of No God non è immune da alcuni difetti: su tutti, brilla una certa omogeneità di soluzioni. Se ogni pezzo è buono preso a sé stante, e alcuni sono persino ottimi, ascoltando il disco tutto insieme a tratti ci si perde, non si sa più dove ci si trova. Colpa anche di una certa ridondanza, specie quando i marchigiani insistono su fughe rabbiose in blast beat: non sempre è un male, ma in certi frangenti del disco la loro aggressione finisce per essere sterile. Non è un caso se i brani migliori sono quelli in cui gli Acheronte variano di più non solo a livello strutturale, ma soprattutto di atmosfere e di arrangiamenti rispetto al resto. In ogni caso, anche dove incide di più non è un gran difetto: pur coi suoi limiti, Son of No God rimane un lavoro degno di attenzione.

 

Heralds of Antichrist non si perde in convenevoli: circa tre secondi di un suono buio, poi ci ritroviamo all’interno della ferocia black metal degli Acheronte, tarantolato e subito devastante. È una norma che in questa prima parte si alterna con un passaggio meno feroce e frenetico, ma sempre di gran oscurità, con un riffage graffiante e a tratti un Lord Baal teatrale (il suo scream ricorda vagamente Attila Csihar). Presto la musica cambia strada e diventa ancor più convulsa, di urgenza assoluta: colpisce alla grande anche grazie al suo splendido riffage, puro ghiaccio norvegese. Anche il suo dinamismo però dura poco, prima che il brano cominci a spegnersi, quasi fosse stanco, finché non ci ritroviamo in una frazione oscura, ma addirittura con la sola chitarra pulita. È solo un attimo, prima che quella distorta riprenda la stessa melodia, per qualcosa di strisciante ma anche atmosferico, senza potenza: si crea così un’aura lontana, quasi celestiale (nel senso più oscuro del termine, ovvio). Si tratta inoltre dell’inizio di un nuovo crescendo che, torna a salire: all’inizio è sempre delicato, e a tratti guarda all’origine, ma poi sulla trequarti strappa con rabbia. È una lunga sezione che, tra fughe a perdifiato in blast beat e momenti più cadenzati ma di gran impatto, va avanti in pratica fino alla fine. È l’ennesimo grande passaggio di un pezzo davvero di alto livello, subito tra i picchi del disco che apre! La successiva Four Beasts esordisce come un mid tempo quadrato, semplice, con anche una vaga influenza death nel riffage. Ma è solo l’intro: dopo poco più di mezzo minuto la parte principale torna ad accelerare con forza, una corsa abissale del black metal più tradizionale resa ancora più oscura dal cantato profondo di Lord Baal. Non è male come parte, ma alla lunga finisce per suonare un po’ anonima; più interessanti sono invece gli stacchi che a tratti compaiono qua e là. Che siano tratti lenti in cui viene ripresa la norma iniziale  o altri sempre frenetici ma con un riffage strano, scomposto, si integrano bene nell’oscurità del resto. Ma anche il resto in fondo non è malaccio: ne risulta un pezzo che magari non spiccherà molto ma è tutt’altro che di basso livello, e in Son of No God non sfigura troppo.

 

Stavolta, l’attacco di Babylon Bloody Hammer ha ben più di una venatura death metal nel riffage: è un avvio di gran pesantezza, ma anche il resto non scherza. A tratti gli Acheronte inglobano di nuovo questa componente nel loro suono, per fughe davvero lugubri, arcigne e di gran impatto. Si alternano spesso con altre invece di puro black, che nel confronto paradossalmente suonano più aperte: è anche questo a renderle un po’ insipide, oltre a un riffage che non funziona molto. Il fatto che durino molto non aiuta: se ogni tanto il riff cambia, l’impostazione rimane la stessa per gran parte del pezzo specie a livello ritmico, il che è un po’ limitante. Molto meglio invece le suddette frazioni di influenza death e anche quelle in cui, di rado, i marchigiani rallentano un po’ per cercare qualcosa di meno spinto e ridondante. Ma è poco per salvare dall’anonimato un episodio con davvero poco da offrire, in assoluto il punto più basso del disco. Quest’ultimo per fortuna si ritira su all’istante con Trascendental Will, che esordisce subito feroce, nervosa, acida come il black metal dovrebbe sempre essere. A tratti lo diventa ancor di più, quando la band cambia direzione verso passaggi più convulsi, vertiginosi, in cui ogni tanto si fa una breve pausa, anch’essa però oscura al massimo. È l’alternanza che contraddistingue la traccia sia all’inizio che in chiusura; la frazione centrale è invece più particolare, tortuosa e in continuo movimento com’è. Così, passaggi sempre serrate e vorticose al massimo si alternano con altri che non lo sono tanto: a spiccare di più sono quelli persino intensi con la chitarra di Phobos quasi su lidi melodic black/black che si aprono a tratti. Ovviamente non è una situazione che dura, ma è un bel sentire, e si integra bene nel pezzo: lo stesso vale buona parte degli altri raccordi presenti in questo passaggio, mentre solo ogni tanto qualcosa suona un po’ fuori posto. Ma è un difetto davvero da poco per un pezzo ottimo,il picco del disco insieme alla opener! È quindi il turno di Son of No God: ha una partenza interessante, cadenzata subito seguito da una fuga in cui torna l’influsso death già sentito in precedenza. Poi però gli Acheronte si perdono, all’esordio dell’ennesimo riffage black su blast beat che da subito sa parecchio di già sentito, come anche le piccole variazioni che spuntano qua e là. Per fortuna, non tutto il pezzo si muove su queste coordinate: a tratti per esempio, c’è spazio per alcune armonizzazioni che danno al tutto un tono più atmosferico, strisciante, ben innestate tra un momento di fuga e l’altro per poi svilupparsi meglio al centro. Ancor più intricata è la frazione che segue, in continuo movimento tra passaggi addirittura di influsso thrash/death e vertiginosi giri black; degno di nota anche il breve finale, oscuro ma morbido, con le lievi chitarre e il basso di A.T. La Morte in evidenza sotto alla voce. Sono tutti elementi affascinanti, che contribuiscono alla resa di una canzone limitata dal suo difetto, ma non troppo: non spicca tra le migliori del disco a cui dà il nome, ma nel complesso è discreta e godibile.

 

Fall of Perfection si apre con la doppia cassa di Bestia (batterista già sentito coi veneti Anguana), che imposta da subito il ritmo su cui si muoverà la norma di base iniziale. Questa esplode poi, e da subito è un mid tempo grasso, pesante, che ricorda non solo il death ma ancor di più generi come industrial e metalcore (!); solo ogni tanto viene inframezzata da qualche breve stacco di fuga black. Eppure, si sposa bene col genere del gruppo: si crea un bel muro di suono, oscuro al punto giusto grazie anche a Lord Baal, che qui usa uno scream acido, arrabbiato. Tutto questo va avanti per lunghi minuti: sembra quasi che tutto il pezzo debba muoversi su queste coordinate quando invece la band di San Benedetto del Tronto comincia a correre con foga: ci ritroviamo allora in una falsariga convulsa, piena di scambi tra momenti davvero esasperati e altri meno dinamici ma di gran potenza, grazie anche a un influsso thrash più che vago. È un treno in corsa che travolge tutto sul suo cammino, ma anche quando rallenta non è da meno: le ritmiche rimangono taglienti come un rasoio e la furia ben palpabile. Tutto questo va avanti fino a circa metà, quando d’improvviso la musica si spegne: c’è allora spazio per una lunga frazione anche non troppo oscura, con gli arpeggi persino delicati della chitarra pulita di Phobos in bella vista. Ma è una calma non destinata a durare: presto la furia black del gruppo torna a travolgere tutto, con una frazione davvero compatta, terremotante, seppur più variegata che in precedenza. Ci sono infatti tanti passaggi e tanti elementi che la rendono quasi orientata verso il metal tecnico. Il risultato è la formazione di un vero e proprio caos: un caos tuttavia piacevole, che avvolge prima che l’ordine torni insieme alla norma iniziale. Lo stesso fa anche la sezione successiva, in un’evoluzione identica al passato ma se possibile anche più ferale, per merito soprattutto del cantante, che urla a pieni polmoni. E se è vero che in tutto questo sviluppo, che dura addirittura dodici minuti e mezzo, ogni tanto la musica suona un po’ prolissa, è un difetto da poco: anche così abbiamo un buonissimo pezzo, poco sotto ai migliori della scaletta che chiude!

 

Per concludere, visto quanto di buono riescono a combinare gli Acheronte nei momenti migliori, può darsi anche che Son of No God potesse essere migliore. Ma coi se e coi ma non si è mai fatto il mondo: e poi, se non altro, parliamo anche così di un disco onesto e di buona qualità, che non pretende di essere chissà quale capolavoro ma solo di intrattenere in maniera oscura e rabbiosa col suo black metal. Se sei fan del genere, insomma, non può che essere un ottimo acquisto!

 

https://heavenofheavymetal.blogspot.com/2019/05/recensione-acheronte-son-of-no-god.html

 

Acheronte ist eine 2010 gegründete Black Metal-Band, die hier ihr zweites Album vorlegt. Ihre Herkunft aus dem sonnigen Italien hört man ihnen nicht an, denn sie spielen traditionellen, frostigen Black Metal im nordischen Gewand, der mich an alte Marduk erinnert. Die Riffs sind schnell und melodisch, aber nie kitschig, das Tempo ist größtenteils hoch, der Gesang immer aggressiv. Aber es gibt auch immer mal cleane Gitarren, die für Atmosphäre sorgen. Auch an Dark Funeral, Enthroned, Tsjuder oder Kult Of Azazel fühle ich mich erinnert. Bis auf „Four Beasts“ sind alle Songs mit zwischen sechs und zwölf Minuten relativ lang. Dabei langweilen sie jedoch zu keiner Sekunde, sondern schaffen es sogar gekonnt, den guten, alten Spirit der glorreichen Neunziger perfekt einzufangen, als wäre diese Zeit nicht schon fünfundzwanzig Jahre her. Geil! Es gibt echt immer noch Black Metal-Bands, die trotz des alten Sounds nicht abgedroschen klingen. Dazu gibt es eine perfekt passende, dünne und transparente Produktion. Sollte man haben, wenn man auf traditionellen Black Metal der Neunziger steht!

 

http://www.crossfire-metal.de/20348-0-ACHERONTE--SON-OF-NO-GOD-.html

 

«Древние были, Древние существуют, Древние будут всегда. Но не в известном нам мире, а между мирами. Изначальные, сильные и здоровые. Они невидимы для глаз наших».

Ужас Данвича. Г. Ф. Лавкрафт.

Мощная итальянская блэковая бригада, интенсивная и мАстерская, которая раздает тонны бронебойного черного музла и как ни в чем ни бывало продолжает оставаться источником темнейшего антимелодического варева, по лучшим рецептам древних.

У итальянцев с 2010 года всего два полноформата и первый - «Ancient Furies" был уже придирчиво расслушан. Цитата - «Это БМ - близкий к тру блэку, специально устремленный на среднечастотную секцию звучания — для придания особого олдового чувства. С самого же начала расхристанный, разбросанный по нотному стану (ха-ха-ха-ха!), с гитарой, которая как бы после тяжелой болезни пытается солировать, = настоящий блэк метал по антимузыкальному посланию».

Тот компакт-диск вышел в 2016 году, а сабжевый в 2018-ом.

Заметим, что за это время формация, интенсивно играла на концертах и фестах, что с одной стороны говорит о том, что ACHERONTE демонстративно профессиональны в своем творчестве, а с другой, что в Италии существует спрос на живые выступления, народ тотально приветствует гиги, и голосует купюрами евро за развитие своих местных групп.

И в самом деле, бригада с самого начала своего хэлл-повествования задает адский темп, мощную гитарную загрузку, ритм-секция работает исключительно — с тысячью брейков, оголтело, ультрапрофессионально. Басист и драммер по моему мнению - чуть ли не главные фигуранты этого урагана, вы только вслушайтесь в ритм-секционную отработку... Глянул в буклет, за музыку отвечает Фобос — гитарист. Так это значит он ставил мега-задачи перед своим коллективом! Фишка в том, что этому самому коллективу два раза объяснять не надо. Отработали, словно для прог-дэтового ансамбля. Really!

В итоге - каждый трэк можно сравнить с конной атакой с шашками наголо. Тут все такое же живое, динамичное и агрессивное, неостановимое, смертоносное.

Да и сам Фобос из гитаристов не из средних. Он сосредоточился исключительно на своей команде и создает для нее воистину блэк-металлические гимны тьме и черным древнейшим богам Италии. Эти трэки - плотные архитектурно, будто намотанные слой за гитарным слоем, словно рулоны рубероида, да к тому же подожженные с одного конца.

Вокалист Lord Baal экстремально вовлечен в эту безумную атаку, и как воплощение тысячи глоток, рвет за всех связки, - по-настоящему трендовый музыкант.

Совместный релиз с лейблом The Triad Rec (Италия). 12-страничный буклет. Обязательно Pit-Art.

 

https://vk.com/wall216331265_3974

 

Tornano, a due anni di distanza dall’esordio Ancient Furies, i marchigiani Acheronte, che ci propongono questo devastante Son Of No God, puro black metal grezzo, old school, tiratissimo ed oscuro. Leggendo nel libretto che la batteria è stata registrata in due ore senza trigger, stronzate ed editing, capiamo già come la band affronta il genere proposto. Alla vecchia maniera, quella dei maestri che portarono in auge il genere. E se pensate che il black metal possa nascere solo in lande desolate dove il sole non si vede mai, gli Acheronte sono qui a dimostrarvi il contrario, visto che arrivano da San Benedetto Del Tronto, che ha il clima e l’ambiente diametralmente opposto a quello di Bergen. Partiamo subito dalla voce di Lord Baal, incredibilmente psicotica ed al limite della follia, che è la peculiarità positiva che dà ancora più aggressività al disco, rendendo il tutto molto tetro e sinistro, completamente disperato e senza speranza. Ci sono passaggi dove il cantante sfiora una somiglianza raggelante con Nattramn, voce dei Silencer che ha rilasciato quell’unico capitolo considerato un classico del genere, quel Death Pierce Me che alimentò anche oscure leggende che tuttora circolano su internet.

A livello musicale la band non transige su nulla ed è molto oltranzista, un rullo compressore inarrestabile di violenza sonora, riff classici e blast beat a manetta che metterebbero chiunque ko. Non ci sono mai pause, non ci sono mai ritmi lenti. Per tutta la durata si va avanti ad una velocità folle e senza fiato, travolgendo letteralmente l’ascoltatore. Gli Acheronte si faranno strada nel difficile mercato del black metal internazionale, dove la proposta è tanta ma la qualità espressa non controbilancia l’offerta. Non è il caso degli italiani che hanno sfornato un gran lavoro.

 

http://www.rockgarage.it/?p=80333

 

 

Acheronte hails from Italy and plays an extremely raw and evil form of uncompromised black metal. What more the band is against the use of triggers, so the drums sound purely analogous, let's say the old-school way. Believe or not, but their drum parts were recorded in 2 hours without editing, which is another fascinating fact. Hell yeah, the drums indeed sound pretty cool and massive, but I would definitely balance and level up the kicks in the mix as sometimes they just drown in the whole production. Despite that little thing, I've really enjoyed listening to the 6 unholy pieces created by Lord Baal (vocals), Phobos (guitar), A.T. La Morte (bass) and Bestia (drums). The quartet unleashes the blackest plague possible and spreads it worldwide like an online disease. Their stuff is fast, cold and dark, plus it comes with some utterly bloodthirst screams. Musically, they were heavily influenced by the northern black metal scene, which isn't a secret at all, as the quartet lists the following hordes as their main influences: Mayhem, Darkthrone, 1349, Gorgoroth, Marduk and Dark Funeral. Actually, this is Acheronte's second full-length album, but it is so rad that I already looking forward to their third one!!!

 

http://castrum.com.ua/encomium/6albums1.htm