. Satanath Records

Reviews: SODP107

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Per spiegare un album come Tetracyclic Dominion occorre paradossalmente iniziare dalla fine. Prima di parlare delle singole tracce occorre delinearne le influenze stilistiche, al fine di poterle approfondire durante la recensione.

Dal punto di vista strumentale ogni singola canzone contiene una serie di influenze filtrate e reinterpretate dai nostri: dagli Immolation di Here in After e Failures for Gods  sino ai Gigan di The Order of the False Eye, almeno per quanto riguarda il lato più vicino al Death avanguardistico di scuola Gorguts. Nonostante la forte componente ibrida e sperimentale, si nota una ferocia spiccatamente primitiva che ricorda Altars of Madness dei Morbid Angel.

La voce è ispirata a a Luc Lemay dei Gorguts, pur mantenendo una costante Death Metal vecchia scuola. Dopo una graffiante introduzione con affinità noise, i Godless Enthropia si presentano con alcuni brani che potremmo considerare un trittico raffigurante la loro poetica: Mother Of Cain, Into The Asylum e Witch Burning Princess. I primi brani del full propongono con chiarezza le soluzioni musicali estreme utilizzate: sezioni caratterizzate da ritmi sostenuti, frequenti cambi di tempo e complessi incroci di strumenti, il tutto supportato da un alto livello tecnico e virtuosistico. Unpredictable Dementia si avvicina a The Sound Of Perseverance dei Death e a Dharmata, seconda parte dell’ EP dei Defeated Sanity, band Brutal Death molto nota nell’underground. Arrivati a questo punto vi è un momentaneo stacco dal mood precedente: Erase, Delete, Annihilate ha un tocco decisamente più Progressive, a tratti quasi opethiano, che si risolverà in Dysphemic Phaenomenos. Questa rappresenta un’evoluzione armonica delle progressioni della traccia precedente, evolvendone il tema in un incrocio di pianoforte e sintetizzatori ed eliminando ogni componente estrema e Metal in toto. Torniamo dunque agli stilemi Avant-Garde Death con Third Eye, Cauterized e a quelli Progressive con Solecism, introdotta da un’inaspettata voce in clean che armonizzerà con la lead voice, questa volta ancora più acida e spietata dei brani precedenti, creando un contrasto deciso e agrodolce. Nella parte finale dell’album i Godless Enthropia ripropongono una nuova reinterpretazione delle strategie musicali utilizzate, rendendole talvolta più lineari ed omogenee, talvolta più sperimentali ed eterogenee, e lasciando l’idea di un album denso, ma dove nessuna traccia è stata pensata come riempitivo fine a se stesso.

In conclusione, è un album che mantiene alta l’attenzione e che sperimenta uno stile abbastanza diffuso altrove ma quasi totalmente assente in Italia: un album personale figlio di band come Gorguts, Gigan e, in parte, epistemologicamente, i Portal. Unica pecca di quest’album è il minutaggio, che non impedisce l’ascolto dell’opera ma scoraggia parzialmente un secondo ascolto in prossimità del primo.

 

http://www.metalwinds.org/2018/recensioni/godless-enthropia-tetracyclic-dominion/