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Reviews: SAT175

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Age of Damnation is the first album by the Serbian doom band The Father of Serpents, a group of six individuals from other well-known bands in the Serbian scene who united in 2015 to follow in the steps of such groups as My Dying Bride, Saturnus, Paradise Lost, and Moonspell.

 

Age of Damnation will be co-released on June 19 by Satanath Records (Russia) and United By Chaos (Finland). Today we are premiering a powerful song named “The Afterlife Symphony“, and providing streams of two previously released songs as well, so that you might become more fully immersed in the apocalyptic atmosphere created by The Father of Serpents.

 

The beautiful, reverberating guitar and violin notes at the outset of “The Afterlife Symphony” are immediately seductive, and the soaring guitar and violin melodies that follow continues to weave a web of spells even as the mountainous riffs and booming percussion come down like a rain of boulders.

 

As entrancing as the melodies are, the song also surges with power, and it’s a headbanger, too. The deep, monstrous growls and vicious howls in the vocal department give added weight and ferocity to the song, while the solemn (and impassioned) clean vocals add to the contrast in the music — a contrast between mystical lightness and spine-shivering heaviness, between a grieving gloom and the intensity of a defiant struggle.

 

 

 

We hope you enjoy “The Afterlife Symphony” as much as we have, and if you do, you can also listen to two other tracks below — “The Walls of No Salvation” (free to download at Bandcamp) and “Flesh Altar“.

 

http://www.nocleansinging.com/2017/06/18/an-ncs-premiere-the-father-of-serpents-the-afterlife-symphony/

 

 

The Father  of  Serpents  are  a  band  from  Serbia  that  plays  a  mixture  of  doom,  goth,  and  death  metal  and  this  is  a  review  of  their  2017  album  "Age  Of  Damnation"  which  was  released  as  a  joint  effort  between  Satanath  Records  and  United  By  Chaos.

 

  Melodic  guitar  leads  start  off  the  album  along  with  some  heavy  doom  metal  riffs  a  few  seconds  later  that  also  utilize  a  great  amount  of  melody  and  you  can  also  hear  all  of  the  musical  instruments  that  are  present  on the  recording  and  also  awhile  death  metal  growls  start  to  make  their  presence  known.

 

  Spoken  word  parts  can  be  heard  in  certain  sections  of  the  recording  along  with  some  clean  playing  and  the  music  also  mixes  in  a  great  amount  of  goth  elements  while  some  tracks  also  add  in  a  small  amount  of  stringed  instruments  and  when  screams  are  utilized  they  add  in  a  touch  of  black  metal  and  some  songs  also  add  in  a  small  amount  of  clean  vocals  and  some  of  the  tracks  are  very  long  and  epic  in  length  and  all  of  the  songs  stick  to  a  very  slow   musical  direction.

 

  The  Father  Of  Serpents  plays  a  style  of  doom/death  metal  that  is  very  heavily  rooted  in  the  90's  while  also  mixing  in  elements of  goth  and  black  metal,  the  production  sounds  very  professional  while  the  lyrics  cover  spiritual  survival,  battles  and  war  themes.

 

  In  my  opinion  The  Father  Of  Serpents  are  a  very  great  sounding  mixture  of  goth,  doom  and  death  metal  and  if  you  are  a  fan  of  those  musical  genres,  you  should  check  out  this  band.

 

http://hatredmeanswar2.blogspot.ru/2017/06/the-father-of-serpentsage-of.html

 

 

You’ll be crying for more.

 

Yesterday, we had our buns scorched with a ripper from Verthebral (Paraguayan DM) courtesy of rising label Satanath Records. Today, we’ve got a new song from Serbia’s The Father Of Serpents titled “The Last Encore”.

 

Being Toilet Ov Hell’s official angery sadboi, this song hits all the right notes. It’s a little gothic, a little doom, and a bit of death. Oh, and you can actually hear the bass! The band has 2 vocalists, one clean and one for growls/screams. On the surface that may turn some people off, or recall the bad old days of nu-metal bands with one vocalist yelling and the other rapping, but it works for TFOS. The dual vocals bring depth to a song that already contains many layers.

 

“The Last Encore” brings to mind old My Dying Bride, Novembers Doom, and Insomnium. It has a driving yet catchy groove that bores into your soul and lays the seeds of mourning. This song is the perfect song to rage against the dying of the light.

 

http://www.toiletovhell.com/premiere-the-father-of-serpents-the-last-encore/

Bentrovati avventurieri in queste lande, un vento nero soffia da Belgrado portandoci un messaggio apocalittico: è “Age Of Damnation” dei The Father Of Serpents. Come il mostruoso Yig, il Father Of Serpents originale dei romanzi di H.P. Lovecraft (e prima ancora di Zealia Bishop), arrivano a noi questi cavalieri del doom/gothic metal.

Atmosfere cupe e sonorità massicce sono I biglietti da visita di questo gruppo che esordisce con una formazione di musicisti già noti alla scena metal serba (da gruppi come The Hell, Awaiting Fear, Tamerlan, Rain Delay, Consecration...). Il logo campeggia scuro sulla copertina di questo disco; dai colori violacei e funebri fino ad imbrigliarci nelle spire delle tenebre serpentine che avvolgono la donna rappresentata ad effige dell’umanità intera; ma solo l’ascolto del disco ci dirà se potrà liberarsene. La componente gothic della band permea da tutti i pori (o dovremmo dire le spire in questo caso?), il disco parte subito con un fade in armonizzato creando una sensazione di abbandono ed al contempo di lontananza, come se il messaggio arrivasse da un altro mondo. É “The Walls Of No Salvation” il pezzo che ci fa da introduzione in questa caduta nell’ oscuro. Canzone già edita nel febbraio del 2015 sotto forma di video-demo e qui remixata e riarrangiata. Ma a volerci spiazzare ulteriormente arriviamo a ”The Flesh Altar”, una composizione armonica degna di nota. Raramente capita di sentire uno scritto musicale che riesca ad essere un così bel connubio tra dolcezza e violenza. Il suono del violino sarà la speranza che ci accompagnerà in tutto l’album, a lui il compito di indicarci sempre la luce in queste tenebre. In questo brano non si sente assolutamente il desiderio di nascondere I gusti musicali del gruppo: l’influenza di band come “Paradise Lost“ e “Moonspell” è forte e non è affatto un male. No, perché i ragazzi hanno imparato bene e possono dimostrarlo. Una caratteristica di questo ed altri brani, a livello compositivo, è la tendenza all’uso di soluzioni originali, atte a creare dei sapori che spesso sconfinano in territori estranei al genere. Sono affermazioni musicali sottili, tra le righe e molto delicate, ma ci sono. L’uso sapiente di cambi tra maggiore e minore, ritmiche spezzate e beat che, pur rimanendo su tempi maestosi, risultano molto sostenuti. Spesso l’ascoltatore si troverà a sentire un cambiamento nel tono delle composizioni che non mancherà di travolgere e coinvolgere. Volendo riassumere queste sensazioni con una metafora diremmo che: l’ascolto di questo album è come viaggiare sul treno del Gothic Doom Metal, guardando fuori dal finestrino il paesaggio fatto da tutti gli altri generi e, di volta in volta, lasciandosi pervadere da tutte quelle emozioni. Basti ascoltare la mastodontica e bellissima “The Grave For Universe”. Tra queste note le serpi non vi lasceranno andare più via; è la composizione più lunga dell’album ma, a giudizio di chi scrive, la più travolgente. Nulla lasciato al caso, sbavature completamente assenti e una prova di forza musicale che farebbe trasalire anche i più ferrati in materia. Queste caratteristiche non possono non far pensare a quei “Black Sabbath” di “Children of the Grave”. L’effetto di sorpresa è il medesimo in questa canzone. Quando oramai pensiamo di aver inquadrato il disco ecco che, come una folata di vento inattesa, arriva “Tainted Blood”. Non questioneremo sul cantato in lingua italiana, sicuramente scelto come lingua veicolare più adatta di altre e che apparirà, comunque sia, ben comprensibile alle orecchie dei portatori di stivale. Ma è il sound del pezzo che è notevole: un sapore di musica pop ottantiano, che nulla avrebbe a che vedere con il genere, ha un effetto gradevolissimo. Da “The Quiet Ones” che ci dà un attimo (ma proprio uno) di respiro alla, passateci il termine, folcloristica “The God Will Weep For You”. Siamo già in dirittura di arrivo a “The Last Encore” che ha il compito di accompagnarci malinconicamente alla fine dell’album con “Viral”. Quest’ultima, infine, pare essere la canzone designata come killer application che si presenta con video musicale annesso all’uscita dell’album. Francamente non appare come uno stendardo più adatto di altri per questo album ben riuscito ma, forse, la composizione più di genere è stata ritenuta più adatta ai fini promozionali. Alcune canzoni di questo album erano già protagoniste di alcuni video musicali editi qualche mese prima dell’album ed ovviamente questo è indice di una composizione musicale dilatata nel tempo ma che non ha dato affatto risultati sgradevoli od in contrasto tra le varie sfumature di questo lavoro. A livello sonoro non si possono non appoggiare le scelte fatte sul suono pulito delle chitarre che conferiscono alla registrazione un sapore attualissimo, così pure risultano le percussioni dove il rullante porta da solo il peso di una corona ritmica di genere.Il disco è tecnicamente ben registrato ed editato in maniera certosina non presentando alcuna sbavatura sensibile. La composizione musicale è sicuramente figlia dell’ esperienza dei membri del gruppo; non troverete assoli di chitarra inutili e fuori tema, le sovraincisioni sono sempre atte a creare delle armonie uniche e ben scindibili e si sposano eccellentemente con l’insieme. L’assenza di melodie vocali particolari è pienamente giustificato dai bei fraseggi di chitarra che nulla fanno rimpiangere ad un comparto melodico ben riuscito. Le voci di questo disco sono tuttavia l’unico punto in cui ci si ferma a riflettere. La doppia vocalità dei dei due cantanti non sempre valorizza, a giudizio del sottoscritto, la composizione. Voci pulite, screams e growls si sovrappongono spesso e non sempre con successo, finendo con togliere l’attenzione del filo conduttore del pezzo, generando un attimo di spaesamento che per fortuna rientra subito permettendo all’ascoltatore di favorire della musica. Il risultato è comunque un album da promuovere a pieni voti e che potrebbe essere addirittura un ottimo inizio per chi volesse iniziare ad ascoltare questo genere musicale; ed in questo senso ci sentiamo di consigliarlo. Lo suggeriamo sopratutto a quegli ascoltatori che vedono questo stile come una musica fatta solo di tempi e melodie lugubri, oscure e pesanti. Con questo disco potreste cambiare idea, lasciate ogni speranza o voi che entrate!

 

https://www.insane-voices-labirynth.it/qabar-pr/recensioni/the-father-of-serpents/

 

 

The Father of Serpents was formed in 2014 as a side project by the members of few established extreme metal bands coming from Belgrade, Serbia with one aim in mind – to play old school doom metal.

 

The band recorded two songs – “The Afterlife Symphony” and “The Walls of Salvation” and since the response in the underground was overwhelming, the guitarist, producer and founding member decided to gather, according to his words, an ideal and well experienced team for the full time band.

 

With the steady new lineup, in 2015 the band performed concerts and festivals all over the Balkans, sharing the stage with acts like Mourning Beloveth, Fear Factory, Attic, Caronte, Eye of Solitude and concentrated in making the debut album.

 

During the summer of 2016 the band headed to Wave Studio in Belgrade to record Age of Damnation. The result was 10 songs reminiscent of 90s doom metal, with modern top notch production. Mandatory listen for fans of Saturnus, My Dying Bride, Amorphis, Tiamat, Moonspell. A perfect mixture of eerie atmosphere, catchy melodies, top musicianship, growl and screams from deepest abyss and deep gothic clean vocals.

 

http://newnoisemagazine.com/stream-father-serpents-age-damnation/

 

Ik ben altijd wel in voor een donker potje muziek, alles dat ook maar een beetje neigt naar doom verdient op z'n minst een momentje van mijn aandacht. Op voorhand lijkt de Servische band The Father Of Serpents ook wel zo'n band die best eens gehoord mag worden. Het zestal presenteert zich als gothic doomband, en spiegelt zich aan grote namen als Saturnus, Moonspell, My Dying Bride, Paradise Lost. Age Of Damnation is het eerste wapenfeit van de band, die bestaat uit ervaren muzikanten uit de lokale scene. Vooral death metalband The Hell lijkt hoofdleverancier.

 

Vanaf opener The Walls Of No Salvation is het me al wel duidelijk dat The Father Of Serpents de zaken serieus heeft aangepakt. Goede muzikanten, afwisselende zangpartijen (clean en grunt), emotievolle composities en een heldere productie zijn hier wel de basisvoorwaarden. De raakvlakken met vooral de Britse jaren '90 scene zijn me al snel duidelijk, en ook elementen van wave/darkrock/gothic zijn aanwezig. Traditionele melodieuze doom metal is het hokje waar je deze muziek wel in kwijt kunt.

 

Slechts op een heikel puntje schuurt het hier enigszins wat betreft mijn luistergenot. Ik vind het rauwe van de grunt niet altijd in overeenstemming met de melodieuze aanpak van de muziek zelf. The Grave For Universe is hier een voorbeeld van, omdat hier ook ingetogen stukjes met cleane zang te horen zijn. En juist op zo'n moment denk ik: tja, zo kan het ook. Wat dit nummer ook bevat is een tempoversnelling, en die gaat er dan juist weer in als koek. Qua composities en muzikale insteek ben ik dan ook tevreden.

 

En alle terechte vergelijkingen met genoemde bands ten spijt, ook Candlemass komt wat mij betreft bovendrijven in een nummer als The Quiet Ones. Behalve die zang dan weer natuurlijk, maar met name het gitaarwerk - dat heerlijk slepende - duwt me behoorlijk in die richting. En dat is natuurlijk helemaal niet erg! Sowieso is er van enige na-aperij geen sprake lijkt me, hoe herkenbaar de riffs ook in de oren klinken, want The Father Of Serpents probeert wel degelijk z'n eigen ding te doen. En dat bevalt me op Age Of Damnation prima!

 

https://www.wingsofdeath.net/The-Father-Of-Serpents-Age-Of-Damnation

 

 

Fazer Death/Doom Metal para muitos significa apenas desacelerar o Death Metal, mas o The Father Of Serpents conseguiu fazer algo digno de ser ouvido várias vezes.

 

Contando com uma excelente produção, “Age Of Damnation” nos entrega 10 faixas, grande parte delas de média/longa duração mas sem dar sono ou vontade de interromper a audição, pelo contrário, já que há uma certa vibe hipnótica e não será difícil você partir para a segunda audição sem nem notar.

 

O uso de elementos mais melódicos, instrumentação acústica e até um slap no baixo (técnica extremamente incomum no estilo, mas que casou muito bem) trazem uma certa diversidade a “Age Of Damnation” e dando aquela sensação que a banda poderia ter um potencial muito maior caso fosse de um grande centro europeu em vez da Sérvia.

 

As vocalizações são muito bem usadas. Tanto ultragutural, como limpa e mais distorcida, elas estão bem encaixadas e coexistem bem, sem que haja algum destoamento.

 

Quem busca conhecer novas bandas e tem um carinho por grupos mais sorumbáticos, daqueles que são a trilha sonora perfeita pra um dia chuvoso e frio, o The Father of Serpents é uma excelente pedida. Já separe o vinho e o queijo.

 

http://metalnalata.com.br/site/the-father-of-serpents-age-of-damnation-2017/

 

 

Leto gospodnje 2017. preti da će biti jedno od najboljih i najuspešnijih za metal u nas Srba. Mislim da to ponavljam (i nastaviću) u svakom tekstu koji priložim na uvid centrali SMP-a. Pregršt dobrih albuma je već uveliko ugledalo svetlost dana, dok za to vreme veliki broj izdanja čeka u niskom startu na realizaciju. Ali lagano i nadasve sigurno, dva nova epiteta hvataju tekuću godinu za ruku. Najsporija i najteža. Paraf na ovu moju tezu stavlja fenomenalni album Age of Damnation, drugo vrhunsko doom metal ostvarenje koje imam prilike da recenziram u proteklih nekoliko meseci. Podsećanja radi, doomersku dominaciju po pitanju kvaliteta najavio je povratnički Inevitable, niške ekipe The Bloody Earth.

 

 

Da ne idem mnogo okolo nakolo, izneću odmah konkretan i krajnji zaključak vezan za “AOD” – ovo je jedan od onih albuma gde su se svi delovi slagalice sami složili, gde je sve na svom mestu, bez ičega viška ili manjka. Osvežavajući po svim pitanjima, gde pesme, koje su pojedinačno jako kvalitetne, čine jednu specifičnu celinu neverovatne atmosfere, koja ima predispozicije da bude uvrštena u doomersku lektiru za sva vremena i za sve uzraste. Materijal je izuzetan, svetskog kalibra i to izgovaram bez ikakvog ustezanja. Kreativnost u samom vrhuncu i to još u okviru jednog žanra koji nudi milion prilika da se upadne u zamku repetitivnosti, sve podržano vrhunskim aranžerskim rešenjima i visokim stepenom sviračkog umeća. Umeća, koje je dozirano demonstrirano kroz deonice koje nisu karakteristične za doomere, kao što je, na primer, povremeno korišćenje slap bass načina sviranja, koje prosečan muzikant ili pak fan, nikada tu ne bi stavio.  Age of Damnation dobija poseban i originalan kolirit ovakvom upotrebom instrumenta koji se obično u metalu gura u drugi ili treći plan.

 

MATERIJAL JE IZUZETAN, SVETSKOG KALIBRA I TO IZGOVARAM BEZ IKAKVOG USTEZANJA

Prepustiti se ovom albumu je veoma laka stvar, nije problem ni da se dugme repeat stisne nakon sat vremena. Uopšte nije. Nadam se da će reakcija publike i populacije koja poštuje ovaj žanr biti odgovarajuća jer će isti imati prilike da konzumiraju album koji karakteriše brilijantan autorski rad, mnoštvo hrabrih odluka kod pisanja pesama i sve to kroz zvuk koji ovom izdanju savršeno pristaje.

 

Dakle, finalna reč ide na račun produkcije. Sve zvuči jako prirodno, sirovo taman koliko treba. Miks, tačnije pristup istome, u kontekstu ovog albuma je gotovo savršen, a to se jedino i boduje. Kome se takav zvuk sviđa ili ne, drugo je pitanje. A ko želi da se sa takvim pitanjem zamara umesto da sluša doom MASTERPIECE, kakav Age of Damnation jeste, treba da zna da gubi dragoceno vreme i propušta jedinstveno iskustvo. Za mene lično, pogotovo imajući u vidu cifru koja numerički simboliše broj slušanja koji sam uknjižio na svoj konto po pitanju “AOD”, ovaj album je gotovo savršen za to što treba da bude. I naravno, nikako nije za svakoga… Neka tako i ostane.

 

http://www.serbian-metal.org/recenzije/15660/the-father-of-serpents-age-of-damnation/

 

 

I admit I care about band’s names, and The Father Of Serpents is not a name that drives my attention initially. My opinion: too long. But my opinion and $ 10,00 buy a CD. So I put “Age Of Damnation” to play. Yeah, the hell with the name! The Father Of Serpents “Age Of Damnation” is a very good effort. The thing I liked most is the myriad of vocals done in all ten tracks of “Age Of Damnation.” The Father Of Serpents alternate a clean, and well-tuned vocal, with a powerful and hollow gutural. The result is a contrast of singing that gives more variety to songs. More opportunities to The Father Of Serpents express their myriad of emotions. And a Metal band always has a lot of emotions to explore.

 

The Father Of Serpents in “Age Of Damnation” do a smart explotation of their chosen style, doom metal, has to give. Every style has its own reaches and purposes, and doom metal is what it is. Its slow tempo songs allow bands to care more about instrumentals, and that’s what “Age Of Damnation” is made of: good instrumentals. The bass guitar, always the ugly duckling of Metal, had a highlight here due to the clean and open production that allows all instruments to shine. “Tainted Blood” and “The God Will Weep For You” are some of them. The care on production is always something that can perfect a band or kill it. For The Father Of Serpents sake it was the first option. Songs like “The Afterlife Symphony” show that The Father Of Serpents cared a lot about the instrumental. Again the vocal duet is the highlight, and also the symphonic parts. The clean vocals gave songs a post-punk taste, something like 1980s gothic bands. It works fine. Check it out in “The Last Encore.” In some songs like “The God Will Weep For You” another facet of vocals is shown: an angry harsh one. Yeah, The Father Of Serpents are a band with many vocal abilities and facets. But not only, instrumentals are well-cared as well. Facing the executioner, facing the choice between a slow or fast death, The Father Of Serpents would for sure choose slow. No doubt about it. By analogy of the pain and suffering that The Father Of Serpents “Age Of Damnation” want to express, imagine that guy who worked for long thirty years in the same boring, low-paid and meaningless job. Done? That’s it! The suffering of life itself. And The Father Of Serpents “Age Of Damnation” was a good expression of that.

 

http://www.metaladdicts.com/site/father-serpents-age-damnation/

 

 

Ah… ma è Yig! È lui il padre dei serpenti che i fan di H.P. Lovecraft ricorderanno. Da oggi vi verrà in mente anche una buona band bella morbosa come piace a me. Ammetto di essere volutamente andato incontro alla fagocitazione perché conoscevo i discreti Awaiting Fear e le perle nascoste dei Balcani, i Rain Delay. Generi molto diversi, death metal i primi, una sorta di doom/melodeath molto dinamico i secondi. Un paio di loro membri hanno fondato nel 2014 i The Father of Serpents ed eccoci qui, risucchiati nella decadenza di questo pienissimo esordio. Non è da tutti cominciare con così tanta carne al fuoco, ma consideriamo che di inizio vero e proprio non si può parlare, mica i sei musicisti sono alle prime armi.

 

Age of Damnation è una via di mezzo, manco a farlo apposta, dello scarno disfacimento nero degli Humanity Zero e quello sconvolgente e mostruoso dei Moribundo. Ha qualche concessione melodica in più, siamo dalle parti dei Paradise Lost in più punti, è gothic metal come zio Lovecraft comanda. In genere però il nome più vicino, che deve onorare i Papà-serpente (dai, era per abbreviare), è quello dei mitici November’s Doom, che dal doom/death hanno tratto il meglio in una carriera lunga e sostanziosa, e anche qui dentro ci sono passaggi avvincenti che vanno oltre la necessaria e solita lentezza del genere. In particolare spiccano, ad un livello ancor più alto della già abbastanza elevata media qualitativa, le pecore felici (ecco, non nere) del gregge: l’apertura con The Walls of No Salvation e la conclusiva Viral, un papabile singolo ed un singolo vero e proprio, per durata e capacità riassuntiva del sound della band; e The Afterlife Symphony, un brano fatto per rappresentare l’album e le sue tante anime. Un altro motivo per fuggire dall’estate, se quelli che vi ho presentato nei giorni scorsi non sono bastati.

 

https://blogthrower.wordpress.com/2017/07/31/the-father-of-serpents-age-of-damnation-satanath-records/

 

 

Serbian band “The Father of Serpents” sounds like “Paradise Lost” on its best days and that is just a top of the hill, trust me. What we can hear on “Age of Damnation” is the perfect blend of the doom and gothic metal, where this sextet brilliantly shows that their other influences (“My Dying Bride”, “Saturnus”) gave them some cool ideas to paint their own canvas. I admit that it’s damn hard not to compare them with previously mentioned bands, but we are not talking about some simple copying or paying a tribute to that sound, no sir. For the first official release, this is a perfectly done job.

 

http://ciklonizacija.blogspot.ru/2017/07/kombo-24.html

 

 

Quirky Serbian gothic doom act. There’s a lot of Moonspell to their sound (particularly in the clean vocal sections), but you can certainly catch more of an affinity to the bombastic, melodic lead line-driven sound of acts like My Dying Bride or My Silent Wake as well.

 

While not as full and bombastic as I’d prefer (or as you might expect for a band working the latter variant of gothicized death/doom), the production isn’t bad at all, with guitars right up front and overtaking the vocals and drums, but simultaneously without becoming overbearing. It’s clear the guitarists were sitting right there during the final mixdown, making sure they remained the ultimate focus…but it’s not as obnoxious as you’d assume in hearing that.

 

Hey, it’s doomy, it’s melodic, it works for me.

 

Well worth giving a spin to, to see if it grabs you as well.

 

https://thirdeyecinema.wordpress.com/2017/07/14/a-mostly-meritorious-and-only-occasionally-if-not-downright-mildly-meretricious-midsummer-roundup/